Calura estiva HSE Ticino

Ci siamo. L’estate è arrivata prorompente, contraddistinta da picchi di calore per molti insopportabili. Come ogni anno, i telegiornali ci offrono rassicuranti consigli su come affrontare la canicola: idratarsi, evitare le ore calde, consumare pasti leggeri. E come ogni anno, puntualmente, ci viene detto che questa è “l’estate più calda della storia”. Q

La causa viene vista nel cambiamento climatico. “Colpa dell’uomo”, dicono alcuni. “Fenomeno naturale”, sostengono altri. Fatto sta che l’aria condizionata non basta più e le forze sono al minimo. Mentre discutiamo sulle cause, il termometro sale e la produttività scende.

Il cambiamento climatico e gli scenari IPCC

Che sia colpa nostra o un capriccio della natura, la temperatura sale e la scienza monitora la febbre del pianeta. L’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, ossia l’Organismo intergovernativo sui cambiamenti climatici, ha elaborato scenari basati sulle emissioni, disegnando tre possibili futuri.

  • Il primo contiene l’aumento entro 1,5°C rispetto all’epoca pre-industriale. Soglia di sicurezza: le ondate di calore restano gestibili, l’agricoltura soffre ma non collassa, le città si adattano con sforzi imponenti.
  • Il secondo  ci porta a +2°C. La musica cambia: le ondate di calore diventano norma, i ghiacciai si sciolgono minacciando le coste, la produttività crolla diurnamente e gli eventi estremi (alluvioni, siccità) mettono a dura prova infrastrutture e sicurezza.
  • Il terzo proietta verso +2,7°C entro fine secolo. Cambiamento radicale: vaste aree inabitabili, migrazioni climatiche, catene di approvvigionamento spezzate e costi di emergenza insostenibili. Per un’azienda, significa continuità operativa minacciata, rischi critici per i lavoratori e assicurazioni inadeguate.

L’IPCC ci dice che la differenza tra 1,5° e 2,7° è quella tra un’estate difficile e un collasso sistemico.

Gli impatti sulle aziende: a rischio produttività, sicurezza e patrimonio

Mentre i governi discutono, le imprese gestiscono già le conseguenze: il clima è un fattore operativo che riscrive sicurezza, produttività e gestione patrimoniale e che presenta un conto economico rilevante.

  • Salute e sicurezza

Il calore è un rischio biologico. Oltre a colpi di calore e disidratazione, le temperature elevate riducono drasticamente capacità cognitive e riflessi. Con oltre 35°C e umidità alta, il rischio di svenimento per un operaio in impalcatura aumenta notevolmente. Non è solo “caldo”, è un aumento statistico di infortuni gravi per malori o distrazione termica e una violazione dell’obbligo legale di creare condizioni di lavoro sicure.

  • Produttività

Il calo è diretto: pause più lunghe, ritmi lenti, qualità inferiore. Nelle ore centrali di una canicola, l’efficienza di facchini e mulettisti può calare del 20-30%. Quel lavoro chiuso in 4 ore a marzo, ad agosto ne richiede 6. È un costo economico diretto in ore uomo perse, spesso invisibile fino al consuntivo trimestrale.

  • Costi di gestione

C’è il costo dell’adattamento passivo: più fa caldo fuori, più costa mantenere l’interno vivibile. I sistemi di raffrescamento a pieno regime fanno impennare consumi e manutenzione. Uffici in edifici costruiti vent’anni fa, senza isolamento o schermature, si trasformano in serre: per tenere i 24°C, i condizionatori lavorano h24, triplicando la bolletta estiva. Un costo che erode i margini, rendendo l’edificio meno efficiente.

  • Asset fisici

Il cambiamento climatico non porta solo ondate di calore anomale, ma anche eventi estremi sempre più frequenti. Alluvioni lampo, grandinate e forti venti danneggiano infrastrutture civili e industriali. Il valore degli asset aziendali è correlato alla resilienza climatica. Una bomba d’acqua su un capannone con drenaggio inadeguato causa allagamenti che distruggono merci, danneggiano quadri elettrici e bloccano la produzione per settimane. Il danno non è solo la riparazione, è lo stop operativo.

Che fare?

Di fronte all’aumento delle temperature, al perdurare della canicola e all’imprevedibilità e alla violenza di eventi climatici estremi, abbiamo necessità di attuare strategie di mitigazione e adattamento per garantire la continuità e la prosperità del nostro business.

Una strada possibile è quella delle Soluzioni Basate sugli Ecosistemi (EbA) e delle Nature-based Solutions (NbS). Si tratta di interventi che utilizzano i processi naturali per superare le sfide ambientali e sociali e garantire benefici socio-economici, e che al contempo tutelano la biodiversità e rigenerano gli ecosistemi.

Il verde urbano e i servizi ecosistemici che ne derivano diventano quindi  infrastruttura di sicurezza critica.

Vediamo qualche soluzione attuabile.

  • Il microclima come scudo termico

La riforestazione, le foreste urbane, i tetti verdi e le pareti vegetate contrastano le isole di calore e svolgono un’azione di mitigazione climatica. Le chiome degli alberi creano ombra e rilasciano vapore acqueo, abbassando le temperature locali, migliorando la qualità dell’aria e riducendo la CO2 atmosferica. In una via asfaltata, la temperatura al suolo può superare i 50°C, con la presenza di piante alto fusto, potrebbe invece scendere anche di 10°C.
Aree esterne e parcheggi aziendali piantumati sono una misura di prevenzione primaria che genera anche risparmio sui costi.

  •  Benessere psicofisico

Il verde è un fattore capace di aumentare il benessere psico-fisico delle persone. Studi confermano che la vista di spazi verdi riduce stress, abbassa la pressione e accelera la guarigione. In ospedale, i pazienti con vista su giardini hanno degenze più brevi e richiedono meno antidolorifici. In azienda, creare “zone di decompressione” verdi per le pause riduce lo stress e ripristina le capacità cognitive, tagliando l’assenteismo psicosomatico.

  • Edilizia resiliente

Progettare e ristrutturare con tecnologie passive fa la differenza. Un tetto verde ad esempio isola termicamente, riducendo l’uso di aria condizionata e di conseguenza i costi in bolletta, e trattiene l’acqua piovana, limitando il rischio allagamenti durante i temporali e preservando il valore dell’asset.

De-impermeabilizzare dove possibile le superfici, rimuovendo cemento e asfalto, restituisce al terreno la sua naturale capacità drenante e alleggerisce drasticamente la pressione su tombini e reti fognarie, scongiurando il rischio di ruscellamento superficiale e allagamenti che spesso saturano i sistemi di smaltimento tradizionali.

  • Prevenzione integrata

Se il rischio termico si intensifica, bisogna agire su tre fronti: strutturale, organizzativo e individuale. È qui che il verde diventa infrastruttura di prevenzione, i protocolli “anti-caldo” che revisionano orari e carichi agiscono come misura organizzativa e la fornitura di DPI specifici è l’avamposto individuale di protezione. Si crea così un sistema di difesa a più strati per garantire la conformità normativa, ridurre drasticamente la responsabilità civile e penale dell’azienda e tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

  • Responsabilità Sociale d’Impresa

Infine, un’azienda che investe nel verde urbano circostante invia un messaggio potente: la sicurezza e il benessere non sono privilegi per chi sta dentro l’ufficio climatizzato, ma diritti per tutti, inclusi i lavoratori esterni e la comunità locale. Questo rafforza l’adattamento climatico del territorio, rendendo l’intera zona più sicura e vivibile.

La sostenibilità come assicurazione 

Che si creda nella responsabilità antropica o si pensi sia un ciclo naturale, il risultato operativo è identico: il clima si fa molto caldo.

Investire nella resilienza climatica significa agire con intelligenza, proteggendo il business e le persone.

Occuparsi del clima è una necessità per garantire la profittabilità e la business continuity, proteggere gli asset, adempiere all’obbligo legale di creare condizioni di lavoro sicure e creare valore condiviso tangibile nella comunità in cui si opera.

Occuparsi del clima è anche un vantaggio competitivo: banche e assicurazioni offrono condizioni agevolate alle imprese capaci di dimostrare la loro resilienza climatica.

Articolo scritto per HSE Ticino da Alessandra Monaco, consulente e referente HSE Ticino per la sostenibilità